Covid-19. Vivere la quarantena in famiglia

Essere genitore è un’esperienza UNICA nel suo genere,

ARRICCHENTE e in costante MUTAMENTO.

E’ unica perché

crea un legame indissolubile, che sarà per sempre;


è arricchente perché

attraverso la relazione con il proprio figlio è possibile conoscere e

scoprire nuove parti di sé,


è in costante mutamento perché

implica la costruzione di un rapporto che muta con la crescita e richiede

di ri-adattarsi di continuo.

Si passa da una prima fase in cui il neonato dipende completamente dal proprio genitore, a quella della conquista delle prime autonomie attraverso piccole sperimentazioni, a quella dell'indipendenza.

Affinché questi passaggi siano compiuti il genitore di continuo modula la sua vicinanza e presenza ponendosi come “base sicura” (Winnicott) a cui il figlio sa di poter far ritorno per ricevere la giusta rassicurazione per riprendere nuovamente il viaggio verso la sua crescita.


Oggi in un momento storico particolare caratterizzato dalla pandemia, la famiglia è sottoposta a nuove sfide: #IoRestoaCasa ha rappresentato un notevole cambiamento e la necessità di adattamento interno al sistema familiare. A fronte del distanziamento fisico che ha portato la chiusura di scuole, fabbriche, negozi, parchi,...... i vari nuclei si sono improvvisamente trovati a vivere e sperimentare una situazione di vicinanza e presenza a cui non tutti erano e sono abituati.

Sul piano della genitorialitá questa esperienza può essere percepita in modi differenti:

- qualcuno la vive come rassicurante e protettiva,

- altri come occasione per recuperare un “tempo domestico” spesso limitato a poche ore a causa degli impegni lavorativi,

- per qualcuno è un modo per risanare dei rapporti

- per altri ancora è prevalentemente periodo faticoso.


Inoltre, nel tentativo di sopperire alle esigenze di bambini e ragazzi, il genitore tende a nascondere e a minimizzare i propri bisogni e necessità. Se questo da un lato è comprensibile, dall’altro merita una riflessione dato che “se i genitori ignorano i propri desideri e necessità per un periodo troppo lungo, sia come singoli individui che come coppia, esauriscono ogni loro energia e tutti intorno a loro, bambini compresi, ne pagheranno il prezzo.” (2009, Miriam Chachamu).



Quali potrebbero essere le strategie che i genitori possono mettere in campo per far fronte alla fatica?


  • Cercare di ritagliare del tempo per sé senza dimenticare di dedicare un po’ di cura e attenzione alla coppia, coniugale e genitoriale.

  • Porre delle regole di vita quotidiana chiare e rispettose di una linea educativa condivisa da entrambi i genitori.

  • Cercare di creare una routine in modo da cadenzare il tempo. Questo permetterà a tutti una maggior organizzazione e nei bambini, specie se piccoli, favorirà un senso di rassicurazione e progettualità. Nella ritualità il piccolo trova conforto, certezze e punti fermi.

  • Tenere aperto il canale di dialogo, anche quello emotivo. Non date per scontato nè che i vostri stati d’animo siano ben nascosti, nè che siano chiaramente compresi. (E questo vale a prescindere dalla situazione attuale!). Rispetto alla coppia sarà capitato a più di uno di dare per scontato che l’altro riuscisse a capirci senza dover aprire bocca e di rimanere delusi perchè invece ciò non è stato. ll semplice fatto di conoscersi da tanto e in modo intimo, non implica la capacità di così tanta introspezione! Rispetto ai bambini va detto che a fronte della capacità di cogliere e riconoscere le emozioni non vi è altrettanta dimestichezza con il captare la causa che l’ha scatenate per cui per loro vedere il genitore preoccupato, triste, arrabbiato non implica il riuscire a sapere da soli il perché. Non è neppure così strano che essi possano pensare di essere loro stessi la causa del malessere del genitore. Ecco che parlare di emozioni è importante anche per loro e per ridimensionare le loro ipotesi e fantasie. Infine è un modo utile per aiutare anche i più piccoli a dare nome a quello che provano. Ovviamente il tutto va ponderato in base all’età dei minori, alla loro disponibilità e, qualora fosse necessario può essere mediato dal racconto di storie, disegni, giochi.


In questo momento in cui viene chiesto di modificare abitudini familiari, sociali, lavorative, la resilienza, ossia la capacità che gli individui hanno di reagire di fronte alle avversità, sembra essere un valido strumento e una grande opportunità.

E la famiglia, può rappresentare una buona palestra per riuscire a cogliere dalla fatica le risorse necessarie per creare rinnovamento.



dott ssa Erika Angela Tornicelli

psicologa - psicoterapeuta familiare e relazionale.




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